IL PROGETTO
“Le persone che commettono un
singolo atto di violenza sugli animali
sono più portate a commettere altri reati
rispetto a coloro che non hanno abusato di animali.
Come segnale di un
potenziale comportamento antisociale – che include ma non
limitato alla
violenza – atti isolati di crudeltà nei confronti degli animali non devono
essere ignorati dai giudici, psichiatri, assistenti sociali, veterinari,
poliziotti e tutti coloro che incappano in abusi sugli animali durante il
proprio lavoro”.
The Web Of Cruelty: 'What animal abuse tells us about humans', di Arnold Arluke
La mancanza di dati italiani ci ha portato alla creazione di un unico progetto, LINK-IT diviso in quattro fasi principali:
1) La creazione di un database sulla
base dei modelli americani con la
speranza che la raccolta dati venga presto effettuata tramite canali
istituzionali e non di volontariato
2) La richiesta della creazione di un
osservatorio nazionale, coordinato
da un Ministero da decidersi, per l'analisi dei dati italiani.
3) L'attivazione di ricerche
specifiche e mirate in comunità di recupero,
carceri, scuole, ecc.
4) L'attivazione di una rete di rifugi
per ospitare animali vittime di
violenza domestica o animali di vittime di violenza domestica.
Se verranno confermati i dati ottenuti dalle ricerche americane si potrà
ripensare il concetto stesso di violenza domestica su animali anche in Italia e
fornire utili indicazioni per progetti legislativi, terapeutici o per la
sicurezza delle persone.
Ad esempio esistono negli Stati Uniti programmi per la sicurezza della
vittima e degli animali da compagnia dove:
Viene sfruttata la passeggiata col cane per progettare piani di fuga da
un marito violento.
· Vengono creati piani di emergenza che contemplano gli animali
Vengono forniti suggerimenti utili a chi è fuggito col proprio animale come: non lasciare l'animale fuori da solo, pensare a itinerari e orari sicuri per la passeggiata quotidiana, velocizzare il cambio del veterinario e delle abitudini precedenti, ecc.