Da molti anni la ricerca psicologica ha dimostrato che la violenza perpetrata dai bambini e dagli adolescenti nei confronti degli animali è spesso associata a disturbi psicologici ed in particolare ad atteggiamenti e comportamenti violenti nei confronti delle persone. La crudeltà verso gli animali può essere quindi indicatore potenziale di una: situazione esistenziale patogena in atto
situazione famigliare o ambientale caratterizzata da violenza fisica, psicologica, abuso sessuale o da tutte queste forme di violenza insieme.
• Segnale predittivo, di potenziali futuri comportamenti antisociali e/o criminali in età adulta quali
Aggressioni: Deliberata crudeltà fisica verso gli animali o persone e atti di distruzione di proprietà (utilizzando spesso il fuoco).
Furti caratterizzati dalla presenza di una vittima: Borseggio, estorsione, rapina a mano armata.
Rapimento, violenza sessuale, assalto, omicidio.
Nella revisione del DSM-III (1987) (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) dell'American Psychiatric Association e nella International Classification of Mental and Behavioural Disorders (ICD-10, 1996) della World Health Organization è stata inserita la crudeltà fisica nei riguardi degli animali tra i sintomi del disturbo della condotta. Questo disturbo che viene generalmente diagnosticato per la prima volta nell'infanzia o nell'adolescenza, è descritto come "un modello ripetitivo e persistente di comportamento in cui i diritti fondamentali degli altri o le principali norme o regole sociali appropriate ad una determinata età vengono violati". La ricerca psicologica in questo campo è stata effettuata soprattutto nell'area anglosassone. Gli Stati Uniti sono il paese in cui è stato realizzato di gran lunga il più grande numero di studi e dove più ampio è stato il dibattito su questi problemi non solo in ambiente accademico, ma anche in quello giudiziario, politico, sociale e scolastico.
La Federal Bureau of Investigation ha riconosciuto l’importanza di questa connessione già negli anni ’70, delineando i profili di alcuni serial killer. L’FBI ha scoperto che tutti i serial killer hanno un passato di violenze molto serie e ricorrenti ai danni degli animali. Inoltre, utilizza i verbali sui maltrattamenti agli animali per analizzare la potenziale minaccia data da sospetti criminali violenti o pregiudicati e quando si tratta di valutare il livello di rischio di una persona tenuta in ostaggio, uno dei fattori che prende in considerazione è se il rapitore ha una storia di violenze su animali. L’esperienza dell’FBI con questo elemento ha fatto sì che anche la polizia locale e gli enti legislativi cominciassero a fare qualcosa al riguardo. Per esempio, nel 1990, solo sette stati prevedevano misure penali per violenza su animali. Oggi il numero è salito a 41 più il Distretto di Columbia.
Dagli anni 70 ad oggi sono state effettuate numerose ricerche per studiare il rapporto tra crudeltà sugli animali e violenza domestica su donne e bambini. Queste ricerche, compiute principalmente negli USA, hanno dimostrato che l’abuso su animali nei casi di violenza domestica deve essere considerato come:
• Offesa alla persona – i carnefici spesso minacciano di fare del male ad un animale da compagnia come mezzo per indurre la donna a restare, per punire la vittima che se ne sta andando o come coercizione per farla tornare a casa. Un violentatore può minacciare di fare del male all’animale, fargli direttamente del male per poi ammonire la vittima di essere la prossima della lista.
L’abuso ai danni di animali può essere un indicatore del fatto che la vittima rischia di trovarsi in una situazione letale. Un’azione ai danni di un animale da compagnia perpetrata dal soggetto violento può essere un chiaro segno di ciò che può capitare alla vittima. Se il violentatore di fatto, arriva ad uccidere l’animale, tale crimine può rivelare l’intenzione di infliggere delle ferite molto serie - se non letali – alla vittima umana designata.
• Offesa all’animale – talvolta si sorvola fin troppo sul benessere dell’animale. Le minacce del violentatore conducono spesso, a vere e proprie ferite ai danni di animali. Senza contare le molte uccisioni.
• Importanza degli animali da compagnia per le vittime di violenza domestica – alcune vittime stabiliscono un particolare legame simbiotico con i loro animali, soprattutto le donne che si trovano isolate dal resto del mondo per colpa dei loro carnefici. Gli animali offrono un’ottima compagnia e possono anche essere parte integrante della vita dei loro figli. I pet possono anche rivelarsi un aiuto decisivo per la guarigione della vittima, nel lungo periodo.
• Impatto sulla decisione di agire per autodifesa – Una vittima potrebbe reagire più prontamente, con una azione di autodifesa, se sapesse che il maltrattatore è perfettamente in grado di recarle lo stesso danno appena inflitto all’animale.
• Impatto sulla decisione di abbandonare il partner abusatore – è stato dimostrato che una delle cause che trattiene le donne vittime di violenza dall’abbandonare “la casa”, è il terrore di lasciare l’animale domestico in balia del loro abusatore.
Attualmente nel nostro paese l’esistenza di tale LINK è testimoniata più che altro dai fatti di cronaca e la crudeltà su animali spesso è catalogata come “problema di serie B” o nemmeno percepita come tale.
L'indifferenza legislativa e istituzionale verso queste forme di violenza domestica su animali sono principalmente dovute a errata credenza che i maltrattamenti su animali siano cosa rara mentre chi si è occupato di questo problema ha dimostrato che solo il 5% di questi reati finisce sui giornali. Ad oggi i casi di crudeltà sugli animali sono interpretati come crimini isolati che non hanno alcuna relazione con altri comportamenti umani come la violenza interpersonale.
Il presente questionario verrà utilizzato per rilevare, delineare e studiare il profilo del legame tra crudeltà su animali e violenza interpersonale nel nostro paese.
Se verranno confermati i dati ottenuti dalle ricerche americane si potrà ripensare il concetto stesso di violenza domestica su animali anche in Italia e fornire utili indicazioni per progetti legislativi, terapeutici o per la sicurezza delle persone.
Qualora i dati statunitensi venissero confermati inoltre si potrebbero ripensare potenziandole, le attuali linee di lotta alla violenza e al crimine.
Oltre alla raccolta dati base per una avanzata ricerca rispetto alle implicazioni sociali del legame tra crudeltà su animali e violenza interpersonale, il progetto LINK-ITALIA è operativo per:
- L’elaborazione di protocolli d’intesa e linee guida d’intervento coordinato fra lo staff del progetto e figure professionali nonché associazioni, enti ed istituzioni che si occupano di violenza, devianza, marginalità umana e/o violenza su animali.
- L’elaborazione di materiale informativo e del primo manuale in Italia di Investigazione Forense sul legame fra crudeltà su animali e crimine violento
- L’attivazione di corsi di formazione, seminari, convegni sul LINK per operatori che si occupano di violenza interpersonale e di violenza su animali.
- L’attivazione di una rete di rifugi per ospitare animali vittime di violenza domestica o di vittime di violenza domestica.
I beneficiari del progetto sono donne con o senza bambini che vivono situazioni di violenza domestica in famiglie con animali da compagnia e bambini che maltrattano animali.
Tenendo conto che in Italia, su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti, gli animali da compagnia sono 44 milioni riteniamo il progetto di significativo interesse nazionale.
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